martedì 18 novembre 2014

Il cammino degli angeli troppo umani

 Testo di Alessandro Grazia centro lettura “Alessandro Grazia” onlus


UN RICORDO…PER NON DIMENTICARTI….
Queste poche parole racchiudono il pensiero di tutti noi, chi ti ha conosciuto profondamente ammirava in te quelle qualità umane quella voglia di metterti semprein discussione, ma soprattutto prodigarti per la collettività. La “collettività”, ricordi Sandro quante battaglie per il tuo quartiere Tor Sapienza, sempre in
prima linea, pronto con tutti dando i consigli di un saggio, interessarti a tanti problemi comuni, ma sempre con la voglia propositiva che il tuo carattere solare sprigionava. Il tuo scritto che pubblichiamo in questo numero, vuole essere un omaggio alla tua sensibilità artistica, alla tua creativitàintellettuale, al tuo essere
trasparente con tutti, ma per noi è una soddisfazione immensa custodire gelosamente nei nostri archivi un tuo scritto così profondo, questo e tanti altri sono i motivi perché abbiamo voluto dedicarti con tutto il nostro affetto, il Centro Lettura. All’inizio ho detto …chi ti ha conosciuto profondamente…
io pur non essendo tra questi fortunati, ma attraverso i dialoghi con il M° Massimi e Romina De Cesaris ho capito la fortuna che hanno avuto incontrandoti sulla loro strada, io nel mio piccolo, anche se non ho potuto scambiare con te nessuna parola è come se ti conoscessi…pertanto la mia stima e ammirazione
per te è immensa. C’è una frase che in questo scritto mi ha colpito:.. ”Allora quel piccolo teatro si trasforma in un luogo magico, un luogo dove non ti saresti mai aspettato di intravedere ciò che hai cercato per tutta la vita”…In quel teatro Sandro c’è e ci sarà sempre la tua presenza, la tua luce, la tua dolcezza, ma
soprattutto il tuo essere te stesso con gli altri… Grazie di tutto quello che ci insegni giorno dopo giorno…Giuseppe Tramontana Presidente Centro Lettura A.G.


Solo gli Angeli possiedono la facoltà di esprimersi con un linguaggio privo della parola, di simboli e di concetti.
A loro, infatti, non servono simboli o parole per definire cose esperienze, perché attingono direttamente al senso delle cose e delle esperienze: per noi L’Angelo - affermava Tommaso d’Aquino - non dice la verità in quanto egli è la verità stessa, vissuta in comunione direttamente e immediatamente in Dio, dove l’esperienza è evidente in se stessa e senza il bisogno  tutto umano - di percepirla dentro ad un contenitore, ad una parola, ad un discorso o a una forma.  Accade perciò che, per noi umani, il regno degli Angeli non è direttamente afferrabile; è possibile invece soltanto ricostruirlo creandolo o sognandolo, anche se neppure nel sogno o nella fantasia lo potremo davvero recuperare nella sua inimmaginabile forma.
Forse il regno degli Angeli lo possiamo solo imitare immergendoci in quel regno ribattezzato Inconscio, dove sono depositati tutti i ricordi, conchiusi e trasparenti rimasti immobili dal tempo dell’ infanzia.  Ecco, allora, la via di fuga, il percorso che magicamente ci porta lì, vicino agli Angeli Sintetizzerà all’ esterno il segno pittorico e legarlo all’ essenza dei suoni ed al movimento dei corpi, e spezzare - con l’ambizione di essere Angeli - quelle barriere che impediscono ad ogni mente il contatto tra la coscienza e l’inconscio.
Allora le parole, le immagini e i suoni che si credevano persi si ritrovano quasi  casualmente  in  un  piccolo teatro:  parole  immagini  e  suoni  sapientemente miscelati in una mistura dove le piccole vicende umane decantano in arte, quella vera, alta quella   direttamente percepita dagli Angeli quella, cioè, capace di parlare di vita e di morte, di gioia e di dolore, di amore, di passione e di sconfitta, in forme  comprensibili in termini umani, nel tentativo di dar ragione e corpo a ciò che sfugge.
Allora quel piccolo teatro si trasforma in un luogo magico, un luogo dove non ti saresti mai aspettato di intravedere ciò che hai cercato per tutta la vita; dove l’essenza delle cose, la vita, la morte, il mistero e la loro bellezza aggrediscono lo spettatore, lo annichiliscono mettendone a nudo la coscienza, lo incalzano tra le proprie paure e le proprie consolidate pigrizie, ne mettono a nudo i sentimenti, lo spingono al riso ed al pianto e, infine, lo trasportano sulla via degli 8 Angeli, quella via suggerita dai gesti quasi arcani del maestro Franco Massimi, dai colori che distribuisce sull’enorme tela e che divengono corpo e materia, dalle musiche e dalle coreografie che magicamente evolvono sul palco; ogni gesto, ogni parola, ogni movimento diventano superflui: lo spettatore è ormai parte del sogno che dal palco trasborda nell’ affollata platea, dove i ricordi di tutti ormai non racchiudono più solo il passato, ma in essi trova posto anche il presente ed il futuro, trasmutandosi - qualunque sia il loro contenuto - nel motore della esistenza di ognuno, dove ognuno crede di sapere tutto senza però mai sapere piena mente nulla.
Questo, credo sia accaduto la sera del 9 settembre 2006, la Notte Bianca.
Questo, credo più o meno inconsapevolmente in ogni esistenza. Questo, credo, che sia lo scorrere stesso dell’ esistenza.

Alessandro Grazia

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